VERONA BASEBALL: dal 2005 ad oggi, attraverso gli occhi di Pietro Briggi.

L’inizio della preparazione atletica del Verona Baseball ha sancito definitivamente, se pur già annunciato in precedenza, la fine di uno dei capitoli più emozionanti che questa Società ha vissuto: Pietro Briggi.

Noi della redazione Verona Baseball abbiamo voluto raggiungerlo a Parigi, per un viaggio nei ricordi, con uno sguardo al futuro…

 

Che cosa rappresenta per te lo sport e cosa ha rappresentato per te il baseball?

R: Lo sport per me rappresenta uno stile di vita, una sfida quotidiana contro te stesso e contro il tuo avversario, o contro i tuoi avversari nel caso di uno sport di squadra come il nostro. Lo sport insegna a rispettare il tuo avversario e te stesso, è abnegazione, sacrificio, condivisione. Talvolta lacrime amare, ma molte altre volte sono lacrime di gioia per successi condivisi con persone che, come te, hanno dato tutto per raggiungere un obiettivo.

Il baseball per me ha rappresentato e rappresenta tutt’ora quanto detto. È stato sicuramente una parte importantissima della mia vita e gliene sarò per sempre grato perché, oltre alle soddisfazioni sportive, mi ha regalato la possibilità di conoscere persone che mi hanno reso una persona migliore e che porterò con me fino alla fine.

Dall’inizio della tua carriera fino al 2019. Parlaci di come sei arrivato a Verona…

R: Ho iniziato da bambino, come molti di noi credo, perché mi ero innamorato del cartone animato giapponese in cui Tommy Yang era il protagonista. I miei genitori, per soddisfare il mio desiderio, mi portarono al Gavagnin a fare una partita dimostrativa con la squadra “ragazzi” del Verona Baseball ma non potei entrare in squadra perché ero troppo piccolo. Andai così a Pastrengo dove sono stato accolto subito con piacere, nonostante la mia inesperienza. In quella società, guidata al tempo da Roberto Culicchi, ho fatto i primi tornei in giro per l’Italia, partecipato alle prime convocazioni nelle Nazionali di categoria e fatto tutta la trafila delle giovanili fino ad arrivare in prima squadra. Nel 2003 abbiamo vinto i playoff e siamo approdati in C1. A cavallo dell’anno 2004-2005 sono stato contattato dal D.S. del Baseball Team Verona, Luciano Risi, il quale mi ha voluto fortemente e mi ha convinto subito con il suo progetto.

Raccontaci il rapporto con gli allenatori e la dirigenza del Verona Baseball.

R: Ho sempre avuto un buon rapporto con gli allenatori (Rocco dirà che il motivo è perché porto loro le mele) siano stati essi italiani, o stranieri. Credo che alla base di un buon rapporto allenatore-giocatore ci debba essere il rispetto reciproco e questo non è mai venuto a mancare, nonostante qualche inevitabile diversità di vedute. Lo stesso è avvenuto con le dirigenze delle squadre in cui ho giocato, in quanto ho sempre rispettato il loro ruolo, dal momento che io ero soltanto un giocatore.

Tra gli allenatori devo molto a Gianfranco Vinco, Shawn Pynn, John Cortese, Danny Dante Newman, Paolo Castagnini, Roberto Culicchi e Humberto Espinoza.

William Manzotti, attuale Presidente e prima, Capitano:

Il rapporto con Willy è iniziato nel 2005, mio primo anno a Verona, e anno in cui lui è ritornato all’ovile dopo le esperienze a Rimini. Ovviamente lo conoscevo già, la sua fama lo precedeva (come si suol dire) quindi era per me normale approcciarmi a lui con timore reverenziale. Nonostante fossi un rookie, nel senso più vero dalla parola, mi ha subito trattato con rispetto e senza la superiorità del campione affermato. Mi ha guidato nell’apprendimento del gioco a livelli a cui non ero abituato e mi ha insegnato come dovrebbe vivere un’atleta anche fuori dal campo. Non è mai stato un chiacchierone, ma la sua leadership era indiscussa. Credo che lui incarni appieno lo spirito del “lead by example”: poche parole e fai parlare il campo e il duro lavoro che fai per arrivare pronto alle sfide. Era quindi inevitabile per lui la transizione da capitano a Presidente del Baseball Team Verona e credo che sia stato un bene per tutto il movimento veronese.

Quali sono le emozioni più belle che hai vissuto con la maglia del Verona Baseball…

R: Per fortuna sono parecchie… Dall’esordio contro San Martino in un derby a dir poco “infuocato” (vero Maro??), al primo shutout. Sicuramente non dimenticherò mai il campionato di Serie B del 2005 in cui abbiamo vinto i playoff in Gara 5 a Poviglio dopo una partita epica, in cui ho avuto la fortuna di lanciare un complete game e la Coppa Italia di categoria contro l’Arezzo. Ma tutta quella stagione è stata una cavalcata fantastica che si è conclusa come doveva. La stagione successiva (2006) è stata la prima in A2 per molti di noi e abbiamo fatto un campionato a dir poco sorprendente, arrivando a mancare i playoff per poche partite.

Impossibile poi dimenticare la stagione in serie B del 2008, iniziata con lo Spring Training a San Diego e terminata con la conquista dei Playoff contro Pesaro in 3 Gare senza storia. Anche in quel frangente ho avuto la fortuna di lanciare un complete game nella decisiva Gara 3. Era un gruppo fantastico, affiatato e pieno di giocatori di talento.

Indimenticabile anche la stagione 2009 quando da neopromossa abbiamo chiuso il nostro girone al secondo posto e siamo andati a giocarci i Playoff per l’A1 contro la corazzata Anzio. Tutto è stato possibile in quanto si era creato un gruppo fantastico, una famiglia che condivideva tutto anche fuori dal diamante e questa “chimica” di squadra è un qualcosa che può fare la differenza.

C’è stata poi l’esperienza in IBL 1 e IBL 2, nel 2010 e nel 2011, assieme al Godo Baseball che ha dato a diversi di noi la possibilità di misurarsi con il più alto livello di gioco in Italia e ha riportato alcune partite della massima serie al Gavagnin.

Tra le emozioni significative, anche se non propriamente positive, annovero’ anche i playoff del 2013 per la A2 persi contro l’Alpina Trieste, dopo una stagione quasi perfetta; e la retrocessione del 2018 maturata alla penultima giornata sul campo del Bolzano. Credo valga la pena ricordare anche questi “incedenti” in quanto i fallimenti fanno parte della vita e della carriera di ogni atleta e devono rappresentare una lezione, quindi uno stimolo a reagire e ad alzare l’asticella, perché è come reagisci al fallimento che ti definisce come atleta e come persona.

Arriviamo poi all’ultima stagione e ai playoff per la A1 mancati di un niente. Rimarrà per me una stagione memorabile, perché venivamo da una stagione deludente, in cui non abbiamo quasi mai espresso il nostro potenziale. Ma siamo riusciti a reagire subito, abbiamo creato un gruppo coeso nonostante differenze di età importanti, felice di stare assieme e abbiamo giocato l’uno per l’altro sin dalla prima giornata. Porterò sempre con me il trattamento che la Società, i compagni presenti e passati, gli allenatori, gli amici e tifosi mi hanno riservato. È stato un turbinio di emozioni, anche contrastanti, che non è possibile descrivere, ma soltanto vivere e assaporare. Mi va di spendere un ringraziamento speciale a mio fratello Giulio che si è sbattuto non poco per rendere il post partita di quest’ultimo incontro memorabile (nonostante il risultato).

Puoi raccontarci qualche aneddoto divertente che ti è capitato nel mondo del baseball?

R: Ovviamente ci sono cose che succedono nello spogliatoio e che rimangono nello spogliatoio… Detto ciò ricordo con piacere la telefonata al supertifoso Ernesto Deramundo (ora dirigente accompagnatore top) alle 2 di notte dopo aver battuto Pesaro ai playoff.

Oppure Danny Newman che cammina con una mazza in mano in mezzo alle macchine incolonnate in autostrada mentre stavamo andando ad Oltretorrente per recuperare due partite di campionato. Ricordo anche quando Ian Corso, dopo un brutto turno in battuta, è tornato in dugout e ha sferrato un pugno alla parete in plexiglas sfondandola. Tutto questo passando ad 1 cm dalla faccia di un incolpevole ed impietrito Stefano Bertagna.

Un’altra cosa che ricorderò per sempre è legata a gara 3 dei playoff contro Poviglio, a casa loro. Una partita difficile, nervosa, in cui nessuno di noi stava rendendo al meglio e la tensione per la posta in palio si poteva annusare a km di distanza. Dopo un turno di battuta “infelice” Willy torna in panchina, si siede al suo posto e come se nulla fosse tira fuori dalla borsa una penna e la “Settimana enigmistica” ed inizia a fare le parole crociate… Invece di sclerare, prendere a calci secchi, lanciare caschetti, Willy dimostrò a tutti come si stesse soltanto giocando una partita di baseball e come fosse necessario rilassarsi e liberare la mente. Ovviamente il Gian (Gianfranco Vinco, manager della squadra) non era pienamente d’accordo con la mossa, ma questi sono dettagli…

Questi sono soltanto alcuni aneddoti, gli altri li lascio al libro delle memorie e ai numerosi Libri Neri…

Cosa ha significato e cosa significa per te far parte di un gruppo e fare gioco di squadra:

R: “Nobody on this staff expects you to play perfect tonight. That’s impossible, but what we expect and you should expect from yourself and each other is a perfect effort”. Far gioco di squadra significa mettere da parte il proprio ego e giocare per l’altro. Dare tutto per il tuo compagno di squadra, specialmente quando sei in un buon momento, perché allora lui farà altrettanto con te quando sarai in difficoltà. In una squadra vincente, con una mentalità vincente, funziona così: tutti devono essere pronti ad aiutare il proprio compagno nel momento del bisogno, perché non importa quanto talento hai se non lo metti al servizio e a disposizione di un gruppo che dipende l’uno dall’altro. Il baseball è un magnifico gioco di squadra dove contano sì le prestazioni del singolo, ma rimangono fini a sé stesse e buone soltanto per le statistiche se non messe al servizio della squadra. D’altronde, non a caso, un fenomeno del basket come MJ disse “con il talento vinci le partite, ma è con il gioco di squadra che si vincono i campionati”.

Raccontaci il rapporto che hai avuto con i compagni di squadra e in particolare con Filippo De Boni che ormai si accinge ad essere uno dei più “vecchi” rimasti.

R: Vorrei essere anch’io vecchio come Filippo De Boni… Piper non è affatto vecchio, anzi è sul punto di sbocciare dopo che gli hanno rimesso in sesto la spalla. Dal punto di vista sportivo mi sono “innamorato” di lui dalla seconda volta che è venuto ad allenarsi con noi. Il suo talento come ricevitore era palese, ma ha dimostrato sin da subito una dedizione e un’attitudine non comuni e non a caso ha esordito in prima squadra ancora giovanissimo. Dal quel momento abbiamo condiviso un numero indefinito di partite, allenamenti, gioie, delusioni, rimpianti e traguardi. Tutto questo lavorando l’uno per l’altro, confrontandoci e rispettandoci. Rispetto che non è venuto meno nemmeno in occasione di una partita stretta che ci ha visto sfidarci quando Piper ha indossato la casacca del Pianoro per una stagione.

Mi sembra quindi naturale ed inevitabile che sia lui a prendere il posto di capitano ora che la “fascia” è stata rimessa sul tavolo; d’altronde ne ha tutte le qualità anche se ha un grossissimo difetto, temo incurabile: tifa per gli Yankees…

Il mio rapporto con i compagni di squadra è stato quasi sempre fantastico e non a caso molti di loro continuo a frequentarli e sentirli anche se hanno smesso di giocare o hanno cambiato vita. Ho sempre visto i miei compagni come un’estensione della famiglia, come una fonte di apprendimento, qualcuno a cui valesse la pena rubare qualche segreto e così è stato con Diego Benetti, con Andrea Modesti, con Fabio Battaglini, Stefano Sisa Bertagna, Marco Mondo, Giovanni Bottaro e Mattia Aldegheri solo per citarne alcuni. Non ho mai avuto un debole per le persone talentuose ma pigre, quelle che incolpano gli altri per i propri insuccessi invece di guardare di sé stesse in primis. Per fortuna ne ho incontrate poche nella mia carriera, quindi non vale la pena ricordarle.

 

Pietro Briggi, da pochi giorni in Francia dove ha raggiunto la compagna Martina, si accinge a scendere in campo con la formazione del Paris Université Club (PUC), militate in Division 1.

A Pietro possiamo solo augurare il meglio, certi che porterà nella sua nuova squadra la sua professionalità e il suo amore per il gioco!

 

Verona Baseball  

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